Festa dell'emigrato

L'Unione Sarda del 7  agosto 2001 Atzara.
Nel centro sociale il racconto delle storie di vita e di lavoro davanti all’assemblea degli adulti e dei ragazzi
Oltre la misera valigia di cartone
Il consiglio comunale incontra gli emigrati rientrati in paese

Atzara Nel salone del centro di aggregazione sociale è stato raddoppiato il numero delle poltrone destinate ai consiglieri. Dal mese di giugno infatti la comunità di Atzara viene amministrata da due consigli comunali. Il più importante, eletto qualche anno fa, si giova infatti della collaborazione di quello dei ragazzi, composto da studenti della scuola media. Davanti a loro, in platea, tanti cittadini e soprattutto emigrati con le loro famiglie. In questa cornice inconsueta e ricca di promesse hanno preso la parola i due sindaci per salutare i presenti e spiegare i motivi di un incontro così importante e solenne. Luigi Todde, il sindaco adulto, ha subito chiesto agli emigrati un contributo tangibile per migliorare ulteriormente le condizioni del paese. «Vogliamo tentare insieme a voi - ha detto - ogni sforzo per far compiere al nostro paese un ulteriore salto di qualità. Bisogna quantomeno provare a creare le condizioni perché i nostri emigrati ritornino in paese e soprattutto i giovani non lascino più Atzara. Purtroppo il problema del lavoro resta e con esso il pericolo di nuove partenze». Subito dopo ha preso la parola Alessio Congiu, il sindaco del consiglio comunale dei ragazzi. «Abbiamo deciso - ha detto - che la nostra prima iniziativa fosse quella di incontrare gli emigrati proprio perché riteniamo che non sia stata facile la loro decisione di lasciare il paese e riuscire ad inserirsi e costruire la propria vita in città e nazioni diverse». Un discorso chiaro e diretto. «È importante comunque - ha aggiunto Alessio - conservare il ricordo delle proprie origini, della lingua e della cultura della propria terra. Ed è anche importante ribadire che una piccola comunità come la nostra non è composta solo da chi è residente, ma anche da chi, come voi, contribuisce seppur da lontano a tenere vivi i contatti».
È poi intervenuta Claudia Flore, baby vice sindaco, che ha ribadito l’importanza di affiancare il consiglio comunale dei grandi nell’amministrazione della comunità. Una comunità che si è commossa nell’ascoltare Dino Frisullo, 50 anni, giornalista e scrittore, che ha sperimentato sulla propria pelle le sofferenze di chi è stato costretto a emigrare per fuggire dalla guerra e dalle persecuzioni. La sua solidarietà, gli aiuti e le denunce del dramma del popolo curdo lo hanno portato a subire lunghi mesi di carcere nelle prigioni della Turchia. Ha parlato di un campo profughi, allestito non lontano dal territorio curdo, dove la gente attende di essere messa nella condizione di tornare a vivere nella terra d’origine. «È un popolo - ha detto Frisullo - che prima ancora di una baracca in cui rifugiarsi chiede scuole e libri scritti nella loro lingua proibita». Nel dibattito sono intervenuti numerosi soprattutto gli amministratori tra i quali Rossana Piredda, Antonio Porcu, Walter Flore e Sebastiano Serra. L’ex assessore Tonio Demelas ha sottolineato l’importanza che un dibattito così profondo abbia avuto per protagonisti i ragazzi del paese. Sulle risorse che mancano e sulle condizioni politiche sfavorevoli alla rinascita dei centri dell’interno si è dilungato l’ex sindaco Sebastiano Serra. «Con i nostri ragazzi che vanno fuori - ha detto Serra - stiamo purtroppo esportando capacità e intelligenze. Chi ne ha la possibilità cerchi di investire qui le proprie risorse per creare nuovo lavoro». Un compito non facile a sentire il sindaco di Tonara Remo Pala. «Non siamo nella condizione di dare risposte capaci ad attenuare l’emigrazione», ha confessato.

Attilio Loche

 

Il racconto.
Storia di Maria Manca
La fatica e le umiliazioni dei primi anni a Zurigo: «Figli simbolo del riscatto»

Atzara Il 5 agosto dell’anno 2001 resterà sicuramente una data importante nella storia della piccola comunità di Atzara. Per la prima volta si sono trovati insieme i consigli comunali degli adulti e quello dei ragazzi a discutere di emigrazione alla presenza dei diretti interessati e di un ospite d’eccezione come Dino Frisullo, scrittore-giornalista, arrestato in Turchia per la sua attività a favore del popolo curdo. Il dramma che stanno vivendo i Curdi - presentato da Frisullo con la lucidità e la partecipazione di chi ne è stato suo malgrado testimone e protagonista - non poteva non intrecciarsi con i ricordi, pure questi drammatici e spesso umilianti, raccontati dagli emigrati presenti in sala. Maria Manca, una signora dal volto solare, da 45 anni in Francia, non riesce a dimenticare l’umiliazione patita il giorno che, ragazzina senza troppe speranze, ha dovuto lasciare Atzara. Uno dei ricchi del paese, in quell’occasione, avrebbe commentato ad alta voce: «Gli schiavi se ne stanno andando!». Quelle parole le bruciano ancora dentro. «Non riesco - racconta lei - a superare il risentimento verso chi, in paese, ci considerava e ci trattava da schiavi. Se molti sono partiti è perché si sono rifiutati di continuare a fare gli schiavi nelle case dei ricchi». Ma le umiliazioni, almeno nei primi anni di emigrazione, non sono mancate neppure da parte delle comunità ospitanti. Baracche fatiscenti e servizi igienici in comune per non ricordare odiose forme di razzismo. In alcuni locali pubblici della civilissima Zurigo erano apparsi cartelli con la scritta “vietato ai cani e agli italiani”. Comprensibile la ribellione e l’orgoglio di chi era in lotta solo contro la povertà.
L’integrazione, sofferta, è maturata con gli anni soprattutto per merito dei figli. E quindi giunto il benessere e con esso l’emancipazione. Molti hanno investito in risparmi costruendo comode case ad Atzara, altri hanno invece fatto scelte diverse soprattutto per restare vicino ai loro figli in Germania, Francia e Belgio. Ma anche per chi, pur pensionato, ha scelto di vivere lontano dalla Sardegna, non è facile dimenticare i luoghi dell’infanzia, degli affetti strappati e dei sogni infranti. Non è un caso che le rimpatriate siano sempre più frequenti e che in tutti sia crescente il desiderio di consolidarle.
«Tutte le volte che dalla nave o dall’aereo - ha confessato Maria Manca - vedo allontanarsi le coste sarde mi dico “chi sa se, e quando, ritornerò al mio bel paese” e mi si spezza il cuore quando penso ai disagi e ai drammi che sono costretti a subire ancora oggi i condannati ad emigrare».
Anche Michele Urru, un giovane che a Roma ha trovato il modo di realizzare al meglio quelle che erano le sue aspirazioni, ha una spina nel cuore, che è poi la lontananza dai suoi cari. «Il mio tormento maggiore - ha detto - sta nel fatto che ogni volta che rientro non ritrovo tutti gli affetti lasciati in precedenza».

A. L.

 

Carissimi compaesani  e compaesane

 

  Con grande piacere abbiamo constatato che la nostra proposta  è stata accolta con grande entusiasmo da parte vostra.

Innanzi tutto ringraziamo quanti con scritti, telefonate e messaggi lanciati via internet hanno sostenuto, incentivato e dato una spinta non indifferente, affinché continuassimo a intensificare il rapporto esistente con quanti per vari motivi sono stati costretti a lasciare il nostro paese.

Sappiamo che voi portate Atzara nel cuore e che questo legame indissolubile con la nostra terra lo trasmettete non solo ai vostri figli ma anche alle persone che vi stanno vicine.

E' per tutti questi motivi che stiamo organizzando per il cinque di agosto un incontro  che abbia come tema principale l'emigrazione.

  Questa giornata l'abbiamo pensata così:

- saluto del sindaco

- saluto del sindaco dei ragazzi

- dibattito sull'emigrazione di ieri e di oggi

- proposte

- pranzo

Speriamo vivamente che tutti voi possiate partecipare a questa iniziativa e vi preghiamo di comunicarci entro il venti luglio la vostra adesione tramite lettera, telefono o attraverso il nostro sito internet www.atzara.com.

Siamo aperti a  consigli e suggerimenti che possano migliorare e arricchire questa giornata, inoltre vi chiediamo di farvi portavoce dell'iniziativa  tra i compaesani e nei circoli dei sardi.

In attesa della vostra adesione vi salutiamo calorosamente.    

 

                                                      L'Amministrazione Comunale di Atzara