Ad Atzara si ricordano alcuni giochi molto divertenti e caratteristici, tramandati da una generazione all’altra fin dai tempi più remoti.

 SA MATTA DE S’ARANGIU

 Era praticato maggiormente dagli adulti. Si giocava in più persone fra le quali si sceglieva la più anziana che avrebbe rappresentato un albero. Le rimanenti persone rappresentavano i frutti (le arance) che dopo essersi disposte a cerchio intorno all’albero venivano numerate.

A questo punto l’albero formulava un numero e la persona che lo rappresentava doveva essere pronta a formularne un altro.

Ad es. : l’albero poteva dire: “Nel mio albero ci sono cinque arance”.

Il frutto con numero cinque poteva rispondere: “Ma perché proprio cinque, non potrebbero essere sette?”. Il numero sette doveva essere pronto a rispondere e così via. Era possibile interpellare anche la pianta che doveva giocare come gli altri.

Se un giocatore perdeva, doveva fare la penitenza. Anzitutto dava un oggetto di sua proprietà alla pianta e se non riusciva a fare la penitenza (erano parecchie e spesso improvvisate) l’oggetto veniva tenuto dall’albero.

Questo giocatore veniva squalificato facesse o no la penitenza.

Il gioco proseguiva finchè venivano squalificate tute le persone.

 SU TENE-TENE

                 Si gioca in due persone. Si prende un pezzo di spago e si legano i due capi con un nodo. Uno dei partecipanti inizia il gioco formando un figura; l’altro intreccia lo spago in modo diverso e ne viene fuori un’altra figura e così via. L’abilità sta nel prolungare il gioco il più a lungo possibile senza imbrogliare lo spago.

 SU GIOCU DE IS PERDISCHEDDASA

 Si gioca con cinque pietre grosse come bilie. Si procede nel modo seguente:

1.         Si gettano per terra le cinque pietre; se ne prende una in mano e la si lancia in alto, contemporaneamente si raccoglie una delle pietre rimaste in terra. Si ripete per quattro volte;

2.         Si gettano per terra le cinque pietre e se ne prende una e la si lancia in alto, contemporaneamente si prende una pietra da terra;

3.         Si gettano ancora le pietre per terra; se ne prende una e la si lancia in alto, contemporaneamente si prende un pietra da terra; poi si lancia, ancora, una pietra in alto e si raccolgono, contemporaneamente, le tre pietre rimaste;

4.         Si gettano le pietre, se ne lancia una e contemporaneamente si raccolgono le quattro pietre rimaste;

5.         Si prendono in mano le cinque pietre, se ne lancia una in alto e contemporaneamente si lasciano andare le altre quattro per terra, poi, si rilancia la stessa pietra di prima e si raccolgono le restanti quattro;

 Questo si chiama “su giogu de unu, duoso, trese e batro; il gioco prosegue con :

“s’accorru de unu”

 Si dispongono le pietre in croce si prende  in mano una di esse e la si lancia in alto, contemporaneamente, si manda una delle pietre rimaste in terra verso il centro ripetendo questo gesto per quattro volte affinchè tutte siano vicine. Si lancia una pietra in alto e si raccolgono le quattro da terra così come si trovano.

Si prende la pietra al centro, la si lancia in alto e, contemporaneamente, si mandano al centro due pietre insieme; si ripete per due volte. Si lancia, ancora, la pietra e si raccolgono tutte le pietre così come si trovano.

“s’accorru de trese”

  Si prende una pietra al centro, la si lancia in alto e si mandano al centro tre pietre; si rilancia e si manda al centro la quarta pietra, con l’ultimo lancio si cerca di prendere tutte e quattro le pietre.

“s’accorru de quattro”

si procede come per gli altri giochi; si mandano insieme tutte e quattro le pietre al centro, poi si raccolgono, sempre insieme, così come appena disposte.

  SU PIPPIRIPPONE

 Era praticato maggiormente dalle ragazzine. Consisteva nell’accovacciarsi e nel ballare a saltelli, mettendo le mani sotto le ginocchia per impedire alla gonna di ostacolare i movimenti.

Mentre si ballava veniva recitata la seguente filastrocca:

PIPPIRIPPONE, PIPPIRIPPONE, TOTTU SA NOTTE BALLANDO A CAMISA, TOTTU SA NOTTE BALLANDO A CIPPONE, PIPPIRIPPONE MARIA LUISA.