Itinerari Agrituristici

 

Il territorio nell’ambito del quale tracciare un possibile itinerario interessa i comuni di:

ATZARA

SORGONO

BELVI’

AUSTIS

TETI

 

                                             Atzara Chiesa del patrono Sant'Antioco Martire

 

ATZARA

Itinerario: visita al centro storico di Atzara

Mattina:

Borgo di origine medievale risale ai primi anni del 1000 d.c. e si crede fondato dagli abitanti di altri tre paesi esistenti allora nel suo territorio: Leonissa con Baddareddu e PAULI Cungiau. L’esistenza di questi tre piccoli rioni lo sappiamo da alcuni versi che la tradizione secolare ci ha tramandato : CUADDARIU NIEDDU – SI ANDAS A BADDAREDDU – NARASIDD’A CILLOTTA – CA SA FIGIA D’EST MORTA – SA CH’HIAT COIAU – A PAULE CUNGIAU. "O uomo (che te ne vai) vestito di nero sopra un cavallo, se mai passi nell’abitato di Baddareddu, di a Collotta che le è morta la figlia, quella che lei aveva maritato in Pauli Cungiau.

Atzara, come paese, ebbe inizio presso una fonte "Bingia de giosso", di acqua leggerissima e pura e che oggi ha perduto molto perché trasferita con tubatura presso una strada di grande passaggio.

Primo rione doveva essere quello oggi chiamato "Su fruscu" in cui verso il 1900 si trovavano le case più vecchie del paese ma ancora in piedi con varie porte e finestre in trachite lavorata rozzamente, si estende a destra del principale Corso V. Emanuele. Altro vecchio rione è "Sa montiga ‘e josso", si estende a sinistra del Corso V. Emanuele. In entrambi i rioni rimangono alcuni edifici con particolari architettonici di epoca aragonese.

1^ tappa di questo itinerario è la Parrocchia di S. Antioco, cui si perviene dal Corso a destra per la Via Regina Margherita. Risale al XVI secolo è in stile pisano aragonese: navata centrale e coro in stil gotico, le due navate e gli archi delle colonne in romanico. La facciata, tutta in trachite, è classica con un rosone artistico molto ben lavorato.

In alto ci sono i merli, pure in trachite, trilobati, propri di quei secoli. Il campanile, in trachite, è in parte incorporato alla chiesa e dello stesso stile. Il coro ha la volta in pezzeria, si percepisce ma è nascosta dall'intonaco, con cornici agli angoli che terminano al centro con un tamburo. L’altare maggiore era in legno, stile spagnolo, intonato alla chiesa: ora è nella cappella del S. Cuore.

Alla chiesa appartengono alcune preziose argenterie cinquecentesche: un ostensorio in foggia spagnola e una corce a stile di bottega cagliaritana.

L’itinerario prosegue con la visita al complesso di edifici detto "de Su Conte", dimora del feudatario ma molto manomesso; lungo l’adiacente Via SU CONTE si può osservare a sinistra un pozzo a cupola di gusto spagnolo, appartenuto al complesso, e più avanti nel caratteristico e ben conservato rione "Su Fruscu", la vecchia casa parrocchiale con finestre in trachite di epoca aragonese.

Merita di essere visitato anche il vecchio mulino ad acqua, di proprietà privata che necessita di essere restaurato.

Pomeriggio

Sempre nel secondo itinerario è prevista una passeggiata nei boschi di querce e sughereti, distanti dal paese circa due Km. percorribili a piedi o in macchina.

Visita all’antica miniera di grafite e cristalli di quarzo.

Visita alle "Domus de Janas" e al nuraghe "Nie e Crobu".

2° Itinerario: Scalata del Monte S. Ittoria (Vittoria)

Si va a piedi, per due Km. circa, dal paese fino ad un piccolo colle chiamato "S: Ittoria" su cui ci doveva essere una cappelletta e ai primi del 1900 c’erano ancora ruderi visibili.

Scalato il monte ed ammirato il panorama, si prosegue a piede per Km. 3 fino al monte chiamato "Cuccureddu", la punta più dei monti del paese.

Al rientro visita alla fattoria "Zeminariu" e fruizione di prodotti locali.

3° Itinerario: Visita ai nuraghi e alla chiesa località S. Mauro.

Tra i nuraghi più noti del territorio di Atzara ricordiamo quelli oggetto di questo 3° itinerario: Nuraghe Ligios – Nuraghe Abbagadda – Nuraghe Nie e Crobu – Nuraghe e Sole. Dal paese distano circa tre Km. percorribili a piedi od anche in macchina. Non molto distanti dai nuraghi, circa a un Km. a piedi, si trovano le cosiddette "Tombe dei Giganti e le "Domus de Janas".

Proseguendo per 3 Km. si arriva a "S’isteddu", una montagna di rocce lavorate dal tempo.

Si prosegue ancora per "San Mauro", che dista dalla tappa precedente 5 Km. percorribili sia a piedi che in macchina. S. Mauro è centro geografico della Sardegna e punto convergente dei confini territoriali di Ortueri, Atzara e Sorgono. Una conca irrigua, detta "Sa Ghea", viene occupata per la fiera equina e bovina nei giorni della festa (29-31 maggio). Accanto alla chiesa stanno "Is Muristenes", loggette o portici, utili ai rivenditori di merci durante la festa. I locali furono destinati a lazzaretto nel 1656 e accolsero vari appestati, come indica un graffito della facciata. Queste costruzioni e la chiesa adiacente vennero costruite, presumibilmente, alla fine del 1400 o algi inizi del secolo seguente.

La chiesa di S. Mauro presenta pianta rettangolare, farrutra gotico-aragonese, facciata in pietra squadrata di trachite con rosone, Si tratta del rosone più grande esistente nell’isola, con due metri di raggio. La custodia era affidata al tradizionale "eremitanu", che coltivava i terreni della chiesa.

4° Itinerario: da Atzara a Sorgono

In macchina si arriva al Santuario S. Mauro, distante dal paese circa cinque Km. Si prosegue a piedi per un chilometro e mezzo e si incontra il nuraghe "Crebos" (cervo), altri due Km. e si arriva a "S’Incudine" (un enorme masso a forma di incudine). Poco distante c’è il Nuraghe "Orrubiu", Is Domus de Janas" e i Nuraghi "Santu Perdu" (San Pietro) e "Alò" in località Santu Loisu (San Luigi). Quest’ultimo è posto in cima ad un colle da cui è possibile vedere gran parte del Mandrolisai.

Come ultima tappa si visita la chiesa di N. S. D’Itria.

5° Itinerario: da Atzara a Belvì

Si va in macchina, per Km. otto, fino al fiume Polu. Grazie alla sua configurazione, questo fiume nel periodo invernale consente di praticare lo sport della canoa. Nel monte Saùri, che sovrasta il fiume, si visitano le "Domus de Janas".

Escursione nei suggestivi boschi di Belvì, dove si trovano gli antiche ponti ferroviari.

Visita al museo di scienze naturali di Belvì e rientro fino a Sorgono in trenino per ammirare le zone interne, poco accessibili e incontaminate.

6° Itinerario: da Atzara ad Austis e Teti

Ad Austis; distante da Atzara Km. quindici, c’è da visitare l’antica chiesa di S. Antonio e, a circa 4 Km. dal paese, a 1000 metri s.l.m. una roccia che il tempo ha modellato tanto da farla assomigliare ad un busto di donna col tipico costume di Cabras (paese di pescatori del campidano di Oristano), da qui, infatti, il nome di "Sa Crabarissa".

A Teti il territorio che restituì avanzi notevoli di civiltà nuragica, e interessante visitare il villaggio nuragico "S’Urbale" costituito da 60 capanne di forma circolare poste in zone rocciose con forti pendii che consentono di dominare vaste zone. Sempre a Teti visita al villaggio nuragico "Abini" e al museo archeologico.

LE CASE

Anticamente le case venivano costruite con fango, massi di granito e travi di legno. Per costruire il muro si usavano anche pezzi di legno.

Si tramezzavano con mattoni crudi impastati con fango e paglia (lardi )

Il primo piano (su pizzu) veniva armato con lunghe travi di legno, mentre il pavimento era formato da grandi tavoloni (su sostre).

In quasi tutte le case c’era l’andito (su passadissu), alla fine si accedeva alla cucina.

All’interno di questa, proprio al centro, c’era il focolare (su foghi).

In un angolo della cucina c’era la macina (sa mola) per il grano; era trainata dall’asino.

Nei muri c’erano "is columberis", come piccole finestre chiuse che servivano per poggiare gli utensili di cucina. Appeso al soffitto, sopra il focolare, c’era "su cannizzu", un quadrato fatto di canne intrecciate utilizzato per affumicare il formaggio.

Appesa a "su cannizzu" c’era la lampada a petrolio o ad olio di lentischio. La batteria da cucina, in rame, in terracotta e in legno, era appesa ai muri; i piatti, invece, si mettevano in "su parastaggiu", piccolo pensile appeso al muro.

In tuta la volta c’erano conficcati dei chiodi che servivano per appendere salsicce e prosciutti quando si ammazzava il maiale.

Attorno al focolare si stendevano le stuoie, le usavano per dormirci la notte quando i componenti familiari erano numerosi oppure, quando si avevano ospiti.

Quando c’era un neonato, in cucina, si metteva "su brasolu" (la culla) in questi casi la massaia si trovava spesso a dover, contemporaneamente cullare il bambino, filare e far girare l’asino.

In camera da letto, oltre al letto a una piazza e mezzo, c’era il comò, l’armadio, il comodino, le sedie e la cassapanca. Spesso C’era anche sa "cana pei" (una specie di divano in legno lavorato), vi dormivano le figlie femmine quando non erano disponibili altri letti.

In camera da letto si ricevevano anche le visite, solitamente per la festa del battesimo in quanto i bambini si battezzavano prima degli otto giorni, quando la mamma era ancora a letto.

Se la camera era sufficientemente grande vi si faceva anche il pane; e quindi presente il tavolo del pane, "s’ischiu" e "is cherrigos".

"Su pizzu de susu" (la mansarda) e "su fundagu" (la cantina) erano adibiti, perlopiù, alla conservazione l’uno dell’orzo per il maiale, del grano per il pane e la pasta, della frutta per l’inverno e di alcuni attrezzi da lavoro, l’altro, essendo perlopiù interrato, per la conservazione dei formaggi, del lardo e di alcuni attrezzi per l’agricoltura e tutto l’occorrente per la vendemmia dove naturalmente si conservava anche lo stesso vino.