ATZARA APRE IL PRIMO REGISTRO SARDO
I sindaci della provincia commentano l'istituzione del registro delle unioni civili decisa dal Consiglio comunale di Atzara sabato 21 gennaio 2006 di Unione Sarda

Pacs, divisi nel nome della famiglia

Dopo l'iniziativa di Atzara che lancia il dibattito sui Pacs, si apre il confronto tra i sindaci del territorio. Irraggiungibile al telefono il primo cittadino di Nuoro ecco chi è a favore e chi contro.

 

 I sindaci della provincia commentano l'istituzione del registro delle unioni civili decisa dal Consiglio comunale di Atzara No da Siniscola, Dorgali e Desulo. Sì a Sorgono e Lula --> No da Siniscola, Dorgali e Desulo. Sì a Sorgono e Lula C'è chi, come il sindaco di Desulo, ci va giù duro: "Ma per favore, questi non sono problemi del Gennargentu". E chi, come il primo cittadino di Sorgono, annuncia che sì, "anche nella comunità che amministro avremo modo di aprire il dibattito". Dopo la notizia del caso di Atzara, dove in consiglio comunale si discute dei Pacs (i patti civili di solidarietà) e dove l'amministrazione pensa all'istituzione del Registro delle unioni civili (tra coppie gay e coppie eterosessuali) - la parola passa ai sindaci dei centri della provincia. Insomma, di fronte al dibattito in campo nazionale e all'esempio dato dal sindaco del piccolo centro della Barbagia-Mandrolisai - loro che farebbero? "Non sono d'accordo sul riconoscimento di questo tipo di unioni: per me il modello di famiglia resta quello tradizionale, fondato sul matrimonio". Angelo Carta, 48 anni, sindaco di Dorgali, sardista a capo di una giunta di centrodestra, è sposato ("in chiesa") da 22 anni. "Invece di rafforzare la famiglia qui si punta a sfasciarla", sottolinea il primo cittadino del centro che conta 8200 abitanti. Perché quella che nascerebbe dai Pacs non sarebbe una famiglia? "L'importante è che questa non sia la scorciatoia per approvare i matrimoni gay. Ma è chiaro che se i Pacs diventano legge dello Stato non potremo che aprire un registro anche a Dorgali. Quel che però mi preoccupa davvero - avverte Carta - è che lo scollamento delle nostre comunità comincia sempre con lo scollamento delle famiglie. Già da noi questo fenomeno esiste, cosa accadrà se verranno riconosciute le unioni civili?". Per il sindaco di Orune invece "il problema del riconoscimento delle coppie di fatto esiste anche nei nostri paesi". Quarantasei anni, diessino, sposato ("col doppio rito: civile e religioso") da 18 anni - Francesco Berria si riconosce "nelle posizioni del mio partito", mette sullo stesso piano unioni gay e unioni etero, e spera nella futura approvazione della legge. Più rigida, invece, la posizione del primo cittadino di Orgosolo. "Sono contrario al riconoscimento delle unioni gay, e a favore di quelle eterosessuali. Ma credo anche - spiega Francesco Meloni, 45 anni, diessino, sposato in chiesa - che debba essere valorizzato il matrimonio contratto con tutti i crismi". A Orgosolo, dove peraltro anche i murales raccontano non solo di banditi e di Stato repressivo, ma anche di battaglie per i diritti civili - non si pensa di istituire il Registro delle unioni di fatto? "Per ora magari avvieremo il dibattito". È quel che vuol fare anche Francesca Barracciu, diessina alla guida di una giunta di centrosinistra a Sorgono, paese confinante con Atzara. "Il registro? Un'iniziativa meritevole e comunque per ora - sottolinea il sindaco, 39 anni, nubile - avremo modo di avviare il dibattito". Maddalena Calia, invece, assicura che - riguardo l'istituzione del Registro - "ci penserei, perché no?". Quarantasette anni, nubile, avvocato civilista, il sindaco di Lula (forzista) si definisce "una liberale di ispirazione cristiana. Da cattolica credo nella famiglia che si basa sul sacramento, ma sono anche laica e non posso non tenere conto del fatto che certe situazioni esistono. Io d'altronde sono anche favorevole al divorzio, all'aborto perché credo che uno Stato deve saper governare e non lasciare al caos le problematiche". Ai lulesi importerebbe di un registro con i nomi delle coppie unite dai Pacs? "Guardi che nei nostri paesi si è molto meno bacchettoni che nelle città. Perché? Perché si vive la vita in una dimensione più umana". A Oliena è anche possibile che il dibattito venga affrontato, "tutte le questioni possono essere affrontate", puntualizza il primo cittadino (Udc), ma se gli chiedete che ne pensa: "Dico no. La famiglia - avverte Francesco Capelli, 60 anni, sposato da 32 - è solo quella tradizionale". Perplesso il sindaco di Siniscola, uno che celebra 20 matrimoni civili all'anno e conta in paese (11.300 abitanti) un centinaio di coppie di fatto. "Non vorrei che i Pacs fossero la scusa per riconoscere i matrimoni gay", dice Lorenzo Pau, 27 anni, Margherita. Non parlategliene neanche al sindaco di Desulo. Peppino Zanda, 52 anni, sposato da 21 dice che "la gente dei nostri paesi ha ben altri problemi. Questi sono discorsi di chi sta bene, di chi cambia moglie, amante e macchina. Se ci sono coppie di fatto a Desulo? Se anche ci fossero non è che vanno a suonare le campane. E in ogni caso qui, queste scelte sono l'eccezione. La regola, cosa credete?, è il matrimonio". (p. s. )